Assemblea Zona Pastorale Granarolo – 7/11/2021

INTRODUZIONE – Andrea

Prima di tutto ci interroghiamo perché siamo qui.

È la terza volta che ci troviamo come zona pastorale: la prima assemblea c’è stata nel novembre 2018, la seconda a febbraio 2020, immediatamente prima del primo lock-down: sembra quasi passato un secolo …

La prima risposta al “perché siamo qui” è che vogliamo reagire, perché anche se cambia il nostro modo di stare insieme, non si azzera la proposta di stare insieme.

Le proposte sono tante, ognuno di noi è inserito in attività di qualche tipo, e siamo un po’ esasperati da questo isolamento.  Al primo posto mettiamo la dimensione della Messa alla domenica.

Quindi siamo qui anche per raccontarci la nostra esperienza, le paure, le speranze …

Il secondo motivo del “perché siamo qui” è progettuale: ricordiamo che “non viviamo in un epoca di cambiamento ma in un cambiamento di epoca” … era il 2020 prima del lock-down

Progettiamo la nostra comunità mediante il nostro contributo personale.

Ricordiamo che i nostri progetti non devono necessariamente avere degli obiettivi precisi: “lo spirito Santo non orienta con il GPS ma orienta con la bussola” ovvero non ci indica il percorso preciso che dobbiamo affrontare ma ci indica la direzione da seguire.

Si prosegue il lavoro in 5 gruppi distinti, alla fine del quale i riassunti di quanto è stato messo in comune sono presentati alla comunità.

GRUPPO 1

La pandemia ci ha messo alla prova soprattutto nella solitudine. C’è chi si è sentito o ancora si sente solo. Un’altra impressione rimasta è la paura che tiene bloccati all’apertura all’altro.

Allo stesso tempo si è riscoperta una nuova dimensione di famiglia, chiamata a dividere gli spazi ed a collaborare. Un altro aspetto importante che ci ha fatto scoprire la pandemia è il ritorno all’essenziale, e scoprire quello di cui possiamo fare a meno.

Si è vista anche una trasformazione radicale negli assetti delle comunità parrocchiali: molti che si danno da fare nelle varie attività.

Da migliorare principalmente è la comunicazione, a partire dal conoscere le necessità di chi ha bisogno nel nostro territorio fino a conoscere i nuovi percorsi, come ad esempio la nuova organizzazione del catechismo. Manca la diffusione delle notizie relative alle iniziative parrocchiali.

Ancora da notare è la attuale voglia di stare insieme, che si è rivelata immediatamente finita la chiusura.

GRUPPO 2

Una risorsa scoperta che ha aiutato ad arginare i problemi nati con la pandemia è stato il Vangelo, il Vangelo quotidiano.

È stato scoperto che sì la Messa è molto importante, ma non è l’unico mezzo che abbiamo a disposizione nella nostra quotidianità. Il proposito è trovare altri modi possibili per ritornare ad essere comunità, che non sia solo la Messa.

Sicuramente occorre molta attenzione ai giovani come ai bambini che si porteranno dietro gli strascichi degli effetti della pandemia. Insieme ovviamente agli anziani, le due fragilità maggiormente colpite.

GRUPPO 3

È emerso che dopo la pandemia nelle realtà delle parrocchie più piccole si è disgregata la comunità. In particolar modo si è sentita la mancanza della Messa. Una soluzione potrebbe essere ripartire con una comunità allargata con le altre parrocchie di zona.

Il problema che si è evidenziato è ormai noto della solitudine, già presente prima della pandemia ed ora aumentato.

La comunità è molto legata al luogo e a causa della pandemia è mancato l’incontro.

La soluzione è ripartire ricreando dei momenti di incontro: se non vi sono altri mezzi per l’invito ricorriamo al passa-parola.

GRUPPO 4

La pandemia è stato come un vento che ha fatto cadere dagli alberi i rami secchi. È quindi stato un momento per scoprire cosa la situazione della pandemia ci ha rivelato. Un’occasione per cambiare prima noi stessi e poi gli altri. Dopo che abbiamo cambiato noi stessi possiamo chiamare gli altri ed aumentare il numero delle persone della comunità.

Siamo di varie comunità e sente ancora troppo questo “varie comunità”. Desideriamo l’unione ma sentiamo ancora la divisione. Vogliamo essere il sale della terra. Dobbiamo ripartire assieme agli altri perché la pandemia ha minato la base delle comunità. Ripartire con calma e tornare ad essere fermento e comunità.

Non per ultimo ripartire dalle proprie famiglie.

GRUPPO 5

Siamo stati più bravi di quanto ci ha chiesto il Vescovo: oltre ai 4 ambiti principali da unificare in una gestione di zona (che erano catechesi, giovani, caritas e liturgia) noi abbiamo efficacemente avviato anche il GruppoDelVangelo, i due GruppiFamiglie, tanti servizi: sacramenti per adulti, preparazione al battesimo dei bambini, segreteria, sito web e canale youtube, e senza tanto chiasso il coro, l’animazione liturgica e in qualche forma ancora embrionale le feste …

Il problema principale è la comunicazione, inteso come “che la gente sappia che si stanno svolgendo queste attività”.

Dobbiamo trovare il modo per rendere noto quello che già accade, non basta il sito parrocchiale che magari non è aggiornato e non tutti sono in grado di adoperare, mi riferisco ai più anziani.

Perché molti pensano che non si faccia niente perché non sanno che esistono queste attività.

In questo modo ci si può aiutare a vicenda, è una via aperta per coinvolgere chi fosse interessato.

Tra i molti ambiti, ci sembra che siano stati i giovani, in particolare, che abbiano mostrato i danni causati dalla pandemia.

DISCORSO CONCLUSIVO – Don Filippo

Ci sono alcuni temi che sono ricorrenti: la paura, la solitudine, ma anche temi positivi, il tornare all’essenziale, la riscoperta di cose importanti, e tutte le sottolineature del rapporto tra le comunità parrocchiali dove siete e la comunità globale della zona pastorale.

È emerso questo travaglio che stiamo facendo, un cammino nuovo… mi permetto di dire: nel quale siamo un po’ più avanti rispetto ad altre zone della diocesi.

È una realtà di cui non c’è modello, tutti abbiamo il modello della parrocchia, introdotto nel concilio di Trento, una parrocchia, un campanile, un parroco, e tutto deve ruotare attorno alla parrocchia.

Questo modello sta saltando: si tratta di una sofferenza perché è un mondo in cui siamo cresciuti, ma ci sta anche dicendo cose belle e nuove che piano piano vorremmo scoprire.

Quindi uno sfondo della pandemia con tante cose negative e sofferenze e riscoperte, il rapporto tra parrocchie e zona pastorale.

Poi ci sono alcuni temi specifici, quali i giovani, e tutti hanno sottolineato il tema della comunicazione.

Questo teniamolo presente perché faremo tenti tentativi, abbiamo la buona riuscita del sito, adesso dobbiamo partire con un altro tentativo che è una specie di bollettino, valido per tutte le parrocchie, che non sia solo una lista degli orari delle Messe ma che sia anche condivisione, un bollettino cartaceo (non lo so) da consegnare forse alla fine delle messe 1 volta al mese (non lo so, vedremo).

L’ultimo argomento è quello delle risorse, ci sono delle risorse tecnologiche, ma soprattutto ci sono delle risorse di persone, siamo in tanti, qualcuno potrebbe avere una risorsa che non è stata valorizzata, allora cerchiamo di aiutarci tutti.

Mi permetto di dirlo: non aspettiamoci che il prete conosca tutti e dica “tu sei bravo in questo” … aiutiamoci tutti, siamo tutti ‘talent-scout’

Di fronte a tutti i problemi c’è anche il desiderio di essere comunità. Di fronte alle difficoltà sentiamoci tutti responsabili: non aspettiamoci che qualcuno le veda e le risolva, ognuno deve fare il suo passettino.

Una confidenza, a me fa un po’ soffrire quando uno vede qualcosa, viene da me e dice “a Don Filippo, c’è quella cosa, io te lo ho detto…”. È giusto, era così una volta, ma adesso facciamo un passo avanti, tenete presente che così non è più adatto ad una comunità che vive durante/dopo una pandemia.

Questo è quello che ho percepito velocemente, appena si può con i facilitatori qualcuno metterà in ordine i temi e troveremo il modo di rilanciarli in modo comunitario.

Una comunicazione: il Vescovo viene a farci la visita pastorale, la novità è che non la fa alle singole parrocchie ma alla intera zona pastorale, 4 giorni dal 12 al 15 Maggio.

Il Papa ha indetto un sinodo “comunione, partecipazione, missione”, lo fanno i Vescovi a Roma. La novità è che il sinodo non si svolge solo nei giorni in cui i Vescovi andranno a Roma, ma il Papa vuole che prima si chieda il parere a più persone possibili, chiunque può riflettere e mandare le proprie osservazioni, era già stato fatto col sinodo della famiglia, con quello dei giovani, e adesso con questo.

Contemporaneamente tutte le diocesi di Italia hanno detto: facciamolo anche noi in modo che tutti possano partecipare il pensiero sulla vita della chiesa, come essere cristiani, ecc…

Ci attacchiamo a quello che fanno il Papa e i Vescovi e prendiamo spunto da lì, però lo facciamo da noi come Chiesa italiana; non lo hanno chiamato sinodo ma cammino sinodale.

La CEI ha individuato 10 punti su cui chiedere il parere di tutti, quindi tenetevi pronti che dovremo trovare il modo di confrontarci per dare anche noi il nostro contributo.

Concretamente, per attuare queste cose, mi piacerebbe creare un gruppo apposta, con i rappresentanti anche dei gruppi di catechismo, giovani, ecc.

Vediamo, potrebbe darsi che nasca questo. E cominciare a pensare a cosa fare per la visita pastorale.